Messico: Yucatan e cenotes

La mia passione per la subacquea mi faceva sognare da tempo un viaggio in Messico, nello Yucatán, alla scoperta dei cenotes e, subito dopo, dei siti archeologici Maya.

Il sogno si è realizzato e questa vacanza resta a pieno titolo tra le migliori che io abbia avuto la fortuna di vivere.

Lo Yucatán è uno dei 31 Stati del Messico, situato nel sud-est del territorio, nella parte nord dell’omonima penisola

Prima dello sbarco dei conquistatori spagnoli nella regione, lo Yucatán era una delle regioni più prospere dell’Impero Maya e conserva alcuni resti archeologici risalenti a più di tremila anni fa. Le città maya della regione continuarono a crescere dopo il declino delle città della zona Maya centrale. Alcune di queste proseguirono ad essere abitate fino all’arrivo degli europei. Altre, come ad esempio Izamal e Mérida (la capitale dello stato, chiamata anticamente T’ho) sono abitate ancora oggi.

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Sceglierò di evitare le grandi località turistiche e soggiornerò a Puerto Morelos, un paesino di pescatori a 30 minuti a sud di Cancún. Un posto perfetto per godere una vacanza tranquilla e non troppo contaminata da stereotipi a misura di turisti, un punto di vacanza unico nella Riviera Maya e proprio sulla via dei cenotes e dei parchi archeologici.

Il limite ovest del paese è caratterizzato da paludi di mangrovie, con uno stupefacente florilegio di fauna locale, ivi compresi i coccodrilli; ad est si snodano le spiagge bianchissime ed il mare caraibico. Piccoli e deliziosi ristoranti per sperimentare le ricette più insolite della cultura gastronomica messicana (per i più coraggiosi un assaggio obbligato di pollo al cacao) o il pesce freschissimo appena pescato. Il mercoledì si svolge il mercato locale ed il bianco dominante delle costruzioni del paese sparisce dietro esplosioni di colore dei vari prodotti esposti; dall’abbigliamento alle sculture in terracotta dipinta ogni sfumatura di colore è presente! Gruppi di bambini e bambine, in divisa scolastica, attraversano il paese tenendosi per mano e si dirigono verso le scuole religiose.

Le immagini sacre sono tantissime; in offerta ai turisti, esposte accanto alle porte delle case o all’interno dei piccoli negozi artigianali. Non da meno sono le riproduzioni dei quadri di Frida Khalo, artista messicana conosciuta in tutto il mondo e grande orgoglio di questo paese, con le sue immagini visionarie ed idealiste.

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Mi affiderò ad un diving locale e conoscerò Jaime, una simpaticissima guida subacquea dai tratti somatici indiscutibilmente caratteristici messicani, esperto di cave-diving insieme al quale mi divertirò con qualche immersione cosidetta “local” intesa come vicina alla costa e piuttosto semplice. Dedicheremo poi un giorno alle immersioni a Cozumel, più interessanti grazie alle frequenti correnti marine che determinano la presenza di molto pesce. Aquile di mare, mante, tartarughe ed alcuni squali di barriera ci ripagheranno del disagio causato dalla presenza di tantissimi subacquei, in maggior parte americani, che a volte con scarso rispetto ci urteranno ed ostacoleranno nelle nostre “passeggiate”.

L’isola di Cozumel è separata dalla terraferma (Playa del Carmen) da un braccio di mare di circa 20 km. e si raggiunge con un attraversamento su barca veloce.

Nel 1959 Jacques Cousteau fu tra i primi a notare la bellezza della barriera corallina di Palancar, nella parte meridionale dell’isola: dalla pubblicità che ne fece nacque un grande interesse per Cozumel, che divenne e resta un’apprezzata meta per gli appassionati di immersioni subacquee.

E arrivò finalmente il giorno delle immersioni nei cenotes, preceduto da un approfondito briefing in considerazione delle particolari caratteristiche delle stesse.

Cenote (pronunciato in spagnolo messicano [se’note]) è il nome dato in America Centrale e Messico meridionale a un tipo di grotta con presenza di acqua dolce Attualmente il termine è usato anche per descrivere fenomeni carsici simili in altre nazioni e contengono profondi laghi di acqua dolce con trasparenza cristallina che attirano speleosub da tutto il mondo. La formazione dei cenote viene fatta risalire a stadi di basso livello marino nel corso delle glaciazioni.

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Inizieremo con il più famoso Dos Ojos, che raggiungeremo dopo aver attraversato in jeep alcuni chilometri di fitta foresta; per me sarà anche una prova di forza considerato che dovremo raggiungere il sito di immersione con una bella camminata sul terreno scosceso con la bombola in spalla e l’attrezzatura già indossata.

Il punto di ingresso si presenta come un piccolo laghetto cristallino circondato da una fitta vegetazione dalle radici aeree, una visione davvero fiabesca, all’interno del quale sarà piacevole per chi ci ha accompagnato anche solo rinfrescarsi con un piacevole bagno.Controlliamo l’attrezzatura, accendiamo le torce… e partiamo!

Seguendo Jaime penetro in un cunicolo buio ma agevole e dopo qualche metro si spalanca davanti a me la prima “sala”; la mia prima impressione è di enorme stupore nel vedere le bolle uscire dai nostri erogatori, in quanto l’acqua è talmente trasparente da perderne la percezione… le formazioni calcaree di incalcolabile età si offriranno ai nostri occhi in composizioni così incredibili e fantastiche da rimanerne assolutamente incantati!

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Sarà un continuo susseguirsi di emozioni grazie alle lame di luce che penetrano dalle fessure nella roccia, alle incredibili foreste subacquee create dalle ramificazioni delle radici delle piante in superficie, dai passaggi più o meno agevoli da attraversare per raggiungere le sale successive e, soprattutto, dalla visione dell’aloclino… si tratta di un incredibile fenomeno che si verifica quando un cenote sbuca nell’oceano e si ha una mescolanza di acqua dolce e salata; questo produce particolari effetti visivi, si ha la sensazione di entrare in uno specchio passando dalla limpidezza cristallina dell’acqua dolce alla più scarsa visibilità dovuta alla sospensione dell’acqua salata. Per me una delle emozioni più grandi di tutta la mia esperienza subacquea.

Trattandosi di immersione dalle caratteristiche tecniche, nessuna deroga potrà essere fatta alla pianificazione della stessa e purtroppo il momento di ritornare in superficie arriverà anche troppo presto.

Ci rifaremo nel pomeriggio, con una seconda immersione nel cenote Taj Mahal che raggiungeremo dopo un’altra ardita camminata bombola in spalla… sarà una ulteriore bellissima esperienza, con giochi di luce che mano umana difficilmente potrebbe replicare e formazioni calcaree dall’ingegneria complicatissima.

Il continuo variare di profondità dovuta ai percorsi obbligati all’interno dei cenotes metterà a dura prova le nostre orecchie a causa delle continue necessarie compensazioni, tanto che il giorno successivo ce ne staremo tutti a riposo e ci godremo la piacevolezza di una spiaggia da catalogo e di un sole cocente, con qualche intervallo per un bagno rigenerante in mare o all’ombra per goderci un margarita fatto a regola d’arte o una cerveza gelata. In fondo, anche questo è Messico!

Manuela Lamanu Manzotti

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