Spunti di di-vagazione lungo la costa sud

Le basi per orientarvi in Islanda nella stagione che tipicamente è considerata – a torto- proibitiva ve le abbiamo fornite qui, insieme ad una piccola anticipazione delle mete che si possono prendere in considerazione per tracciare un itinerario lungo la costa meridionale dell’isola, area geografica che offre l’opportunità per un viaggio sicuro senza essere mai scontato. A questo punto partiamo e seguiremo una direzione est- ovest, che è quella a cui ci si trova costretti una volta atterrati sull’isola, ma con qualche approssimazione: la stessa a cui vi costringerà il meteo nel vostro viaggio, per cui potreste saltare qualche tappa all’andata nella speranza di un tempo migliore al ritorno oppure ributtare l’occhio a luoghi già visitati per vederli in una nuova luce.

Keflavík airoport

Lo voglio citare per fare di necessità virtù: passaggio obbligato di ogni partenza e ritorno per e dall’Islanda, non si distingue per ragioni artistiche, quanto per il suo essere anticamera dell’Isola; atterrare con tempesta di neve in corso può essere agghiacciante, ma innegabilmente affascinante e darti la misura del luogo in cui sei capitato.

Vista dalla cima di Seljalandsfoss

Vista dalla cima di Seljalandsfoss

Reykjavik

Credo che per un qualunque italiano siano sufficienti alcuni dati per farsi una prima idea di “cosa sia” questa città : capitale di Stato più a Nord del mondo, unica vera e propria città d’Islanda, ospita circa la metà della popolazione dell’isola. Eppure queste sono infomazioni che si possono trovare scritte ovunque, mentre le impressioni che avrete non le potrà scrivere nessuno per voi. Di certo ciò che colpisce entrando in città dall’aeroporto è la presenza di un’architettura che pare più votata alla funzionalità che all’estetica e, se arrivate con il buio, proverete un certo disagio al veder comparire condomini che sembrano fronteggiare l’immensità della natura-senza-uomo intorno e constatando l’assenza di persiane e tende a separare il dentro dal fuori. Il freddo invernale però non rinchiude le persone in casa e gli eventi sono numerosi, forse perché qui la presenza di altri uomini è meno scontata e il bisogno di un contatto, soprattutto dopo un inverno scolpito non solo dal meteo, ma anche dal perdurare del buio, è un aspetto da non trascurare.

Blue Lagoon

Area termale artificiale, generalmente affollata, il che aveva generato perplessità nella mia zucca. All’uscita l’unico dubbio riguardava il fatto che fosse vuota, la zucca: una volta che vi mettete a fare il morto a galla e lasciate che il vento vi scorra addosso come se foste niente più che una roccia affiorante e che la neve cada sopra di voi, potrete solo cercare di convincervi che ogni luogo turisticamente osannato non valga la pena. I meno temerari si possono rifugiare nella sauna vista laguna e distesa di terra zebrata dal nero dell’origine vulcanica dell’isola che fa capolino tra la neve.

Vista a Geysir

Strokkur presso Geysir

Geysir

Qui si rischia la confusione perché Geysir è sia il nome di un geyser, sia il nome dell‘area in cui si possono osservare più fenomeni di questo tipo e questo perché il geyser più famoso (Geysir) ha battezzato l’area nella quale si trova e poi, nella sua variante “geyser”, ha dato nome al fenomeno geologico. Di fatto la genialità umana ha fatto sì che Geysir, che in passato eruttava getti d’acqua alti fino a 80 metri, sia stato ostruito da pietre e sassi che venivano gettati con l’intento di provocare il fenomeno, per cui il geyser attualmente più importante e visitato (e anche più paparazzato sulla rete) è Strokkur: con una regolarità poco svizzera, 4-8 minuti, la cavità si riempie di acqua che sembra gonfiarsi sino a scoppiare.

Cascate: tutte le parole in -foss

La cascata di Gullfoss

La cascata di Gullfoss

L’Islanda è anche cascate e, se non fai attenzione al ghiaccio, sicuro che caschi anche tu (ramponcini da infilare e sfilare all’occorrenza sono un utile accessorio o anche utilissimo, insieme a una bella giacca impermeabile perché acqua in caduta + vento = doccia di coriandoli di ghiaccio assicurata).

Ogni cascata è diversa dalla precedente e ha il suo proprio fascino: Gullfoss è soprattutto imponenza, vastità e fragore; Seljalandsfoss è una giocherellona che si diverte a creare sculture di ghiaccio; Skogafoss è il piacere della caduta, verticalità sua e piccolezza tua, che puoi tastare con mano salendo sino alla sua cima lungo una scalinata (la fatica della salita è sicuramente ricompensata dalla vista); infine Svartifoss, circondata da prismi basaltici sospesi, è la domanda esistenziale “perché cade l’acqua e non la roccia?”.

Þingvellir (o Thingvellir)

Parco nazionale di Thingvellir

Parco nazionale di Thingvellir

Parco nazionale dal 1928 in ragione della valenza geologica dell’area, questo luogo è la dimostrazione del fatto che l’uomo senza l’ambiente forse sarebbe un’altra cosa: porta su di sé i segni del processo che determina la costante formazione di nuova crosta terrestre e che si colloca lungo una linea che percorre tutto il pianeta, restando generalmente nelle profondità oceaniche con alcune rare eccezioni (come appunto in quest’area), ma è anche il luogo in cui venne fondato (anno 930) il parlamento islandese e poi proclamata (17 giugno 1944) l’indipendenza dell’Islanda dalla Danimarca. E comunque qui non ci sono monumenti, se non quelli naturali: pareti di roccia e intreccio di terra e mare a perdita d’occhio.

Chi avesse già letto il racconto di una coppia di instancabili viaggiatori che l’Islanda l’ha esplorata d’estate, saprà che questa località, insieme alla cascata di Gullfoss e a Geysir costituisce l’itinerario conosciuto come Circuito d’oro: impossibile non citarlo, se non correndo il rischio di perderci in credibilità, questo percorso sembra dovere molta della sua fama, oltre che alla combinazione di spettacoli inconsueti che racchiude, alla relativa vicinanza ad aeroporto e capitale che lo rende soluzione pratica anche per brevi soggiorni sull’isola, eppure mi duole farvi sapere che non vi consentiamo di dire di essere stati in Islanda se vi siete fermati qui!

Vista della costa da Dyrhólaey

Il confine tra terra e mare: Dyrhólaey

Dyrhólaey

 Altro nome per altra località in cui non è l’uomo ad attirare l’attenzione: alti sopra questo promontorio vedrete il confine che separa la terra dal mare e realizzerete che l’Islanda è anche un’isola, solo che non andrete mai (surfisti temerari esclusi) in spiaggia per farvi un tuffo, al contrario l’oceano vi accompagnerà quasi ovunque restando all’orizzonte e ne apprezzerete i colori e i riflessi, ma rimarrà qualcosa su cui non vi spingerete con i vostri soli piedi e, quando ci capiterete di fronte, ne sarete intimoriti.

Jökulsárlón

Folla o non folla, questa laguna glaciale ha dell’incredibile.

La laguna glaciale di Jökulsárlón

La laguna glaciale di Jökulsárlón

Siamo alle pendici sud orientali del Vatnajökull, il ghiacciaio più grande d’Europa, che si spinge verso la costa con immense lingue che si insinuano tra i monti  e si aprono a ventaglio quando giungono a valle. Una di queste lingue termina in un’ampia laguna collegata all’oceano da un modesto canale: questa è Jökulsárlón. La magia di questo luogo sta nello sciogliersi delle propaggini del ghiacciaio a costituire icebergs che navigano nella laguna sotto l’influsso del vento e della marea, nel suo mutare con la luce del giorno e delle condizioni meteorologiche, nella popolazione di foche che nuota nelle sue acque, nelle cinquanta-mila sfumature di azzurro degli icebergs e nel rumore che producono quando si incrinano e poi si spezzano prima di andare a morire in mare. E se tutto ciò non vi bastasse potete fare due passi sulla spiaggia fronte oceano della lingua di terra che separa la laguna da quest’ultimo e dove le onde, quasi in un estremo tentativo di garantirne la salvezza, cercano di restituire gli icebergs alla terra di origine. Spiaggia nera e ghiaccio brillante: potete meditare, meravigliarvi e fotografare.

Vík í Mýrdal e Höfn

Due località geograficamente separate, ma unite dal loro destino di piccolo centro sperduto sulla costa meridionale d’Islanda: punti d’appoggio per i rifornimenti e l’alloggio e, nel caso di Höfn- cittadina di pesca, opportunità per gustarsi un’aragosta appena pescata nell’Atlantico.

Ed eccoci giunti all’estremo orientale della costa sud d’Islanda per cui ora si tratta di rientrare verso Keflavík ripercorrendo i nostri stessi passi anche se,  è quasi certo, che alcuni non li riconoscerete più.

A scanso di equivoci, ci tengo a precisare che questa carrellata voleva essere solo uno stuzzicante antipasto senza alcuna pretesa di completezza:

niente come l’andare in un luogo vi consentirà di scoprirlo.

Laura Alice&ilGatto Antoniolli

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