La città dai mille volti

Veduta notturna del Castello di Budapest

Il Castello di Budapest

Mi parlano di Budapest e un brivido mi corre lungo la schiena: non solo la mia conoscenza della città ha meno sostanza del vuoto cosmico, ma scopro di essere invasa dal pregiudizio secondo cui si tratti di una città cupa e triste, forse perché il suo nome mi risulta pesante come un macigno, ma in realtà, chissà, potrebbe essere la quint’essenza della gioia.

E’ stato quello il punto di partenza del nuovo viaggio.

Come ogni comune mortale, ho iniziato la mia ricerca dal web e, appurato che di guide su “cosa fare”, “cosa vedere”, “come arrivare” ce ne sono a bizzeffe e rivelano una città di facile approccio (altrimenti detto: voli low cost e trasferimento in città con qualunque mezzo, ottimi trasporti pubblici se non volete macinare chilometri solo con le vostre gambe, ampia scelta di strutture di pernottamento e possibilità di contenere il budget grazie a prezzi concorrenziali con quelli italiani), ho capito che si trattava di scoprire il “perché andare a Budapest”.

budapest mercatino natale

La risposta è la più classica: D I P E N D E.

Nel mio caso è bastato l’elenco dei personaggi legati a questa città per nascita o biografia, per esempio László Bíró- il padre della penna a sfera, Ernő Rubik- quello del cubo, Tommy Ramon- quello del gruppo punk Ramones e Robert Capa- il fotoreporter di guerra che sosteneva che “se le vostre foto non sono abbastanza buone è perché non siete abbastanza vicini”. E comunque ce n’è per ogni gusto perché le personalità comprendono anche premi Nobel, sportivi, artisti, filosofi e attrici pornografiche (tipo Ilona Staller, Cicciolina per gli italiani).

Magari Budapest è eclettica come le personalità che l’hanno attraversata.

Il Ponte delle Catene

Il Ponte delle Catene

Poi ho pensato che non voglio accontentarmi e che le personalità possono essere curiose, ma difficilmente mi siederò con una di loro al tavolo di un caffè per scambiare impressioni su Budapest. E’ stato allora che ho realizzato che potrebbe essere la destinazione perfetta per degustare il clima natalizio: indiscussa capofila della sezione “fissati per il Natale”, mi basta l’immagine di una città irrigidita dal freddo (perché qui in inverno le temperature ballano intorno allo zero), magari con una spolverata di neve e ogni ben di Dio esposto ordinato e invitante sulle bancarelle per preparare in fretta e furia una valigia, per cui il Mercatino di Natale di piazza Vörösmarty tér potrebbe essere il valido motivo per una partenza di fine anno. Del resto è risaputo che qui il calore lo si possa recuperare, se necessario, in svariati modi:

facendo incetta di vin brulé direttamente alle bancarelle del Mercatino di Natale;

immergendosi in calde acque termali;

gustando il gulash che voi potreste contribuire a preparare facendo visita al mercato coperto (Nagy Vasarcsarnok);

sorseggiando qualche tipicità birraia.

I bagni termali Szechenyi

I bagni termali Szechenyi

Quindi perché preoccuparsi delle eventuali temperature invernali un poco rigide?

Magari Budapest è sorniona come chi si assopisce nelle acque termali per digerire il gulash annegato nel vin brulé acquistato alle bancarelle natalizie.

Questi due motivi, comunque, da soli non convincono perché trascurano quella miriade di particolari che fanno di Budapest quel che è.

Partiamo dai ruin pubs, per esempio: l’idea di trasformare dei palazzi abbandonati in locali è dell’inizio di questo nuovo millennio e, per quanto nella capitale ungherese ormai sia diventato un fenomeno tanto diffuso da rischiare di scadere in una moda, non ha un parallelo altrove. Inoltre la commistione tra passato e presente un poco futuristico, quell’ambiente de-cadente che i dettagli di arte e design rendono seducente, pare caschi a pennello su questa città.

Il ruin pub Szimpla Kert

Il ruin pub Szimpla Kert

Per rendere meglio l’idea, passiamo un secondo alla storia, intesa non solo come susseguirsi di vicende, ma anche come tempo a disposizione dell’uomo per fare o dire in base a ciò che crede: terra contesa e di commistione di popoli sin dalle sue origini, Budapest custodisce in sé gioie e dolori delle vicende passate e, se non ostenta le prime, non nasconde nemmeno i secondi; ecco allora che si può camminare incantanti sulla Collina del Castello e lungo le vie del Quartiere ebraico e incontrare poi il Museo del Terrore e fare lo slalom tra le statue del Memento Park scoprendo così che Budapest sa ricordare ora con garbo ora con veemenza, ma che dal passato non si lascia schiacciare. A riprova di ciò la storia presente che vede la città farsi culla di eventi quali il Festival di Primavera che ormai da trentacinque anni risveglia la città con il meglio della cultura contemporanea ungherese legata all’opera, al balletto, alla musica classica e al jazz.

Il Palazzo del Parlamento

Il Palazzo del Parlamento

E passiamo infine al Danubio: con i suoi 2.860 km che ne fanno il secondo corso d’acqua più lungo del continente europeo e il più lungo fiume navigabile dell’Unione europea non è certo una rarità come possono essere i ruin pubs, eppure senza di lui non sarebbe esistita la divisione tra Buda/Óbuda e Pest, né sarebbero stati costruiti i celeberrimi 8 ponti. Che ne sarebbe stato poi del fascino del Palazzo del Parlamento senza l’acqua dell’immenso fiume in cui specchiarsi?

Non so se senza l’uomo che ha scritto “La storia d’amore come opera d’arte” sarei riuscita a capire che esiste in fondo un unico motivo per vedere Budapest: i suoi mille volti. Ma è vero che ciascuno la pensa a suo modo per cui il motivo per andare a Budapest dipende da voi: lei un motivo lo offre a ciascuno.

Laura Alice&ilGatto Antoniolli

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