Fra gli ultimi contrafforti della Sila, la Costa jonica calabrese e l’ ampia pianura di Sibari, Rossano è una tappa obbligata per gli amanti della storia bizantina calabrese per i numerosi monumenti che ne impearneano il centro storico, passeggiando fra i quali è possibile godere l’antichissima storia di questo spicchio di Calabria. Lo stesso centro storico cittadino, contrariamente dalla frazione marittima,  è adagiato su una collina alta poco più di 200 metri sul livello del mare in un pittoresco panorama del lucido verde degli ulivi. Dalle balconate che si affacciano dal centro abitato è possibile gustare panorami veramente favolosi; rendendosi conto di quanta storia sia passata da questo territorio, fin dai tempi della Magna Grecia – che proprio nella Sibaritide ha lasciato numerose tracce e storie ancora poco note – al tempo della seconda colonizzazione bizantina con l’arrivo di numerosi monaci eremiti che fuggirono con i propri dipinti dalla furia iconoclasta al tempo dei profughi albanesi che a partire dal XV secolo ebbero nella vicina San Demetrio Corone il proprio maggiore centro culturale per la presenza del collegio Italo Albanese comprendente l’antica chiesa di Sant’Adriano.

Il groviglio di viuzze che costituiscono il centro storico cittadino offre ogni volta che arrivo nella cittadina un vero e proprio percorso storico nei secoli e nelle dominazioni che lasciarono proprie tracce nel territorio rossanese. Come numerose altre cittadine calabresi,  anche Rossano ha una struttura ancora apparentemente isolata e difesa nella quale i suoi abitanti trovarono difesa dalle numerose incursioni saracene che infestavano la costa. Fra i numerosi palazzi nobiliari e casupole popolari, sono le numerose chiese ad attirare l’attenzione dei turisti. Per esempio, molto simile alla Cattolica di Stilo la cui visita abbiamo già proposto ai lettori di “Racconti di Viaggio” è la chiesa di San Marco, datata dagli storici all’ XI secolo. Se l’ interno col suo aureo silenzio è caratterizzato dai resti di numerosi dipinti, l’esterno è caratterizzata da cinque cupolette cilindriche. Isolata, invece, dal centro storico da cui dista 18 chilometri è la chiesa di Santa Maria del Patire intorno al quale sorse nel XII secolo fu uno dei più famosi e ricchi monasteri di monaci orientali. L’abazia di cui faceva parte la chiesa del Patir, secondo la storia, fu fondata da san Bartolomeo da Sumeri fra l’ XI ed il XII secolo rappresentando anch’ essa un noto faro di cultura. Attuale e palpitante cuore religioso rossanese rimane il Duomo arricchito anch’esso da numerose opere d’arte, buona parte delle quali conservate nel Museo Diocesano fra le quali il più noto è il “Codex purpureus”: un preziosissimo evangelario del VI secolo che fra le proprie pergamene rosse  che gli danno il nome raccoglie alcune pagine dei Vangeli sinottici scritti in greco e preziosissime miniature illustranti la vita di Cristo. Estremamente venerata nella Chiesa cattedrale è l’ immagine della Madonna Acheropita, aggettivo greco che significa “non dipinta da mano umana”,  cui oltre ad una cappella è dedicato uno dei maggiori appuntamenti religiosi annuali: la festa annuale che si svolge ogni anno a Ferragosto. Altri appuntamenti religiosi di Rossano sono la festa della Madonna delle Grazie che si svolge fra l’ 8 ed il 9 settembre e la festa di Sant’ Angelo che invece si svolge sia la prima domenica di dicembre e l’ultima domenica di maggio.

Essendo ancora estate, dopo il percorso nel centro storico, non posso fare a meno di scendere nella frazione marina per godere il mare rossanese. È la frazione marittima sorto negli ultimi lustri nei pressi della stazione ferroviaria ad ospitare la movida rossanese. Capitale del turismo rossanese, conosciuto anche fuori Regione per le proprie attrattive come “il tempio del divertimento” è il primo acqua park costruito in Calabria: “Odissea 2000” che fra le proprie attrattive offre un divertente viaggio nell’opera omerica. Come ogni percorso offerto ai turisti di “Racconti di Viaggio”, anche la visita a Rossano non può terminarsi senza conoscere la peculiarità gastronomiche delle località visitata. Quale la caratteristica gastronomica rossanese? Senza dubbio la liquirizia che in quest’ angolo di Calabria ha la propria capitale della coltivazione e della produzione. Visitando il Museo dedicato allo stesso frutto della terra raggiungibile pure sul web – www.museodellaliquiriza.it –  che con i suoi 40.000 visitatori annui secondo il Turing club è il secondo museo d’ impresa ad essere visitato in Italia dopo quello della Ferrari la scoperta che si fa è che la produzione della liquirizia è storicamente attestata fin dal 1500 mentre la fabbrica Amarelli produce numerosi prodotti ottenuti dallo stesso frutto è il “concio” ospitato nella struttura settecentesca. Numerosi i prodotti che di si ricavano, dalla cosmesi alla gastronomia ed alla pasticceria, dalla birra ai liquori. L’ utilizzo della stessa liquirizia, secondo i medici, produce numerosi benefici sulla salute per la sua azione antiossidante ed antinfiammatoria, antivirale e lassativa. Come non farne una scorta?

Uff. Stampa
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