Un presente dal sapore antico

Pechino- Piazza Tienanmen

Pechino- Piazza Tienanmen

Con una storia che prende avvio circa 4.000 anni fa (questo il periodo in cui si ritiene sia avvenuta la fondazione della città), un immaginario popolato dal susseguirsi di dinastie e un presente che al mio palato ha un gusto un po’ retro, mi risulta inconcepibile visitare Pechino senza considerare di partire dai luoghi più tradizionali. Eppure Beijing non è solo Città Proibita, Piazza Tienanmen, Palazzo d’Estate e Tempio del Cielo, per cui non mi posso fermare a loro, inoltre, visto che la trasvolata non è di poco conto, sarebbe stupido pensare ad una visita della città della durata di  un weekend- per quanto lungo, e, se anche potrei pensare di includere nel mio tour altre tappe in Cina, sono dell’idea di godermi la capitale senza fretta.

E’ stato così che ho creato un mix di cose da vedere e cose da fare che mi consentisse dinamicità senza ansia da prestazione, considerato anche l’inevitabile impatto sui tempi di spostamento che avrebbero avuto il traffico pedonale e non e le distanze di un ordine di grandezza superiore a quello tipico del Vecchio Continente. Una volta effettuata la verifica degli orari vincolanti, tutto è stato affidato all’ispirazione del momento lasciando da parte qualunque pianificazione geografica e seguendo esclusivamente l’istinto.

Pechino- La Città Proibita

Pechino- La Città Proibita

Ho fatto di Piazza Tienanmen il punto di partenza per questioni simboliche (il cuore della Cina) e pratiche: chiamata così dal nome della porta Nord (Tienanmen appunto) che la separa dalla Città Proibita, ospita il  monumento agli eroi del popolo, il mausoleo di Mao Tse-tung, la Grande Sala del Popolo e il Museo nazionale di storia cinese ed è intimamente connessa al Viale Chang’an, il corridoio utilizzato durante le (impressionanti) parate. Insomma, più che una piazza sembra l’albero della cuccagna, da cui io colgo il frutto della Città Proibita, incuriosita dalle manie di grandezza imperiali che, mai paghe, hanno tradotto la dimora di un sovrano in una versione urbana. Le descrizioni di questi luoghi in rete non mancano, ma quello che non si dice è quanto possano intimorire la vastità della piazza, l’altezza della cinta muraria del palazzo reale camuffato in città e quanto si possa essere plagiati dalle atmosfere di un film: per la visita mi aspetto una trama alla Zhang Yimou e uscire viva dalla Città Proibita porta con sé una sensazione di sollievo, come se fossi sfuggita a un destino infausto.

Pechino- Il tempio di Confucio

Pechino- Il tempio di Confucio

A quel punto era necessaria un’atmosfera più soft e allora ho optato per la prima tappa di quello che ho soprannominato il “sentiero dei templi”.

In cerca di idee prima della partenza ero rimasta affascinata dalla complessità della questione religiosa di questo immenso Paese, il che aveva imposto di inserire nel programma di marcia la visita a siti che rappresentassero la molteplicità di “fedi” della Cina.

Pechino- Il Tempio del Buddah dormiente

Pechino- Il Tempio del Buddah dormiente

Sono partita dal Tempio di Confucio per simpatia nei confronti di quest’uomo: la sua statua mi ricorda poco poeticamente quella di David Gnomo e la sua saggezza ha un che di rassicurante rispetto al disorientamento che induce l’essere circondata da una moltitudine di persone che fatico a distinguere (“Non mi affliggo che gli altri non mi riconoscano. Mi affliggo di non riconoscere gli altri.”). Quindi ho deciso di onorare in sequenza il taoismo, il buddhismo e la cosiddetta religione tradizionale cinese visitando il Tempio della Nuvola Bianca, quello del Buddah dormiente e il Tempio del Cielo. La mia conoscenza di queste religioni è diluita più dell’acqua di rose per cui mi limito a respirare, con prudente curiosità, l’atmosfera di questi luoghi in cui il fascino dell’architettura orientale, i colori e il mistero delle tradizioni si fondono in un mix inebriante. Due note a margine:

  1. il Buddah dormiente non è quello sdraiato, dorato, lungo 46 m e alto 15 m, quello si trova a Bangkok!
  2. i templi a Pechino sono ben più di quattro, ma io ho fatto la mia personalissima selezione.
Beijing- Centro Nazionale per le Arti dello Spettacolo

Beijing- Centro Nazionale per le Arti dello Spettacolo

Oltre al “cosa vedere”, nel mio viaggio in questo nuovo mondo ho deciso di arrischiarmi nella categoria del “cosa fare” prendendo in considerazione attività che potrebbero essere la perfetta trappola per il turista oppure comportare una fatica titanica per essere portate a termine nel caso non si rivelassero di mio gusto. Fatto sta che qui la Terra potrebbe anche girare al contrario, per cui non posso limitarmi a guardare, devo anche provare. Ancora una volta è il gusto personale a farla da padrone e quindi io scelgo di assaggiare l’anatra laccata, andare in cerca della cerimonia del té e assistere ad uno spettacolo di Kung Fu.

Pechino- Il Palazzo d'Estate

Pechino- Il Palazzo d’Estate

Prima di ripartire decido di combinare antico e moderno di questa immensa città con una visita al Centro Nazionale per le Arti dello Spettacolo e al Palazzo d’Estate che, forse, con i loro percorsi di architettura e natura raccontano la stessa storia di grandezza e stupore, anche se lo fanno da prospettive di tempo diverse.

E la Grande Muraglia? Andare in Cina e non visitarla? Ebbene sì, lo ammetto, ho escluso dal mio tour  questo “dragone” per due ragioni che si chiamano distanza e folla. Che le distanze da percorrere fossero significative mi era chiaro, ma questo non significava ritenere intelligente sobbarcarsi 90km di strada per raggiungere il tratto più turistico e frequentato della Grande Muraglia. Anche perché non si può visitare sempre tutto, è preferibile lasciarsi un pretesto per tornare!

Laura Alice&ilGatto Antoniolli

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