E’ alla fine dell’attesa che arriva la partenza e che tu la meta già la conosca un poco oppure che si tratti di una novità nulla importa: è un nuovo viaggio e non solo non ci sono aspettative che valga la pena costruirsi, ma non c’è nemmeno possibilità di noiosi doppioni.

Ho votato il 2015 all’Islanda come se tutto il mondo si concentrasse lì e adesso, reduce dal viaggio estivo, mi risiedo sul mio pensatoio nel tentativo di fare bilanci per bilanciare me stessa: le sue forme estive pare mantengano dell’Isola invernale solo il nome e le capacità evocative, poi è tutto un nuovo mondo.

Fotografia di Landmannalaugar (Islanda) scattata nell'Agosto 2015

Landmannalaugar (Islanda) – Agosto 2015

Se avessi lasciato spazio esclusivamente alla nostalgia questa diversità, che è unicità di un luogo in un istante di tempo, avrebbe potuto indurre in me del dispiacere, come se una terra potesse tradirmi nel suo mutare, ma, avendo scelto di restare in viaggio, ho mollato la presa senza ricollocare il passato nel presente e lasciando spazio nel presente al futuro: il nuovo tempo anche se nella stessa terra.

Poi, magari, la terra sei tu perché lei ti com-prende e, quindi, il cambiamento può essere tuo o suo o di entrambe, ma ciò che conta è che porta a un altrove.

Se è indubbio poi che la singolarità del viaggio luccichi nei passi dei viandanti solitari, pare però non si nasconda nemmeno nelle più o meno piccole greggi di viaggiatori di gruppo.

Sarà il sole splendente nel cielo limpido che mette tutto in luce o sarà che ci sono momenti in cui più che essere parte del gregge conta il colore della tua lana, fatto sta che puoi anche brucare la stessa erba del tuo vicino eppure avere la certezza che ne percepiate un sapore diverso. E’ come trovarsi davanti a chilometri di sconfinata assenza di civiltà e respirare non solo l’aria, ma anche ogni anfratto dello spazio che separa te dal resto del tuo gregge e sentire la pecora poco più in là dire che è un peccato che non abbiano ancora capito che ci sono modi per colonizzarlo tutto quello spazio. A quel punto hai qualche dubbio tanto sulla bontà quanto sulla realizzabilità dell’idea, ma, soprattutto, non sai se sei pecora nera o bianca, sai solo che vesti una lana diversa da quella del tuo dirimpettaio e questa singolarità dà il brivido.

Alcuni lo chiamano Gioia.

Laura Alice&ilGatto Antoniolli

Uff. Stampa
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